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Gabriele stava preparando il matrimonio in Marocco

Il racconto dell’amico Imad: «A luglio avrebbe sposato mia cognata Purtroppo è la fretta a dominare nei cantieri, per questo succedono le tragedie»

BOLZANO. «Era ormai tutto pronto: il 5 luglio saremmo partiti assieme per il Marocco, dove erano già in corso i preparativi per il matrimonio con mia cognata Sokaina». Imad Ben Bouchta, marocchino d’origine e bolzanino di adozione, aveva conosciuto Gabriele Arcuri nell’autunno dello scorso anno quando - dipendenti entrambi della “Baugino” di Egna - lavoravano nel grande cantiere per la costruzione della cantina sociale Bolzano (ex Gries-Santa Maddalena), difronte all’ospedale San Maurizio: era nata subito una bella amicizia.

Operaio originario di Crotone Arcuri era arrivato al Nord tanti anni fa per lavorare nei cantieri: una vita dura, fatta di tanti sacrifici. Aveva vissuto per oltre 20 anni a Verona, dove si era sposato ed erano nate le sue due figlie Desirée e Veronica che oggi hanno 18 e 22 anni. Poi l’amore era finito, il matrimonio era naufragato, ma era rimasto il forte legale con le figlie.

Adesso, a distanza di tanto tempo, la voglia di ricominciare. Un nuovo matrimonio, un nuovo lavoro, una nuova casa: in una parola, una nuova vita.

«Gabriele - racconta ancora Imad - viveva ad Egna in un alloggio messo a disposizione dal nostro datore di lavoro. Ma dopo il matrimonio, mia cognata si sarebbe trasferita a Bolzano e per questo aveva già trovato un appartamento da prendere in affitto. C’erano solo gli ultimi dettagli da definire. Ne avevamo parlato anche domenica quando era venuto a casa nostra, in via Palermo, per il compleanno di mia nipote che festeggiava i due anni».

L’ultima telefonata martedì intorno alle 13, per accertarsi che Imad, che in questo momento lavora come gruista in un cantiere della Baugino a Merano, avesse consegnato la documentazione al nuovo datore di lavoro. Nel giro di qualche giorno avrebbe cambiato azienda.

Non ha fatto in tempo. Intorno alle 15 la tragedia: dal ponteggio su cui si trovava era stata tolta una barriera di protezione per accelerare i lavori ed è precipitato nel vuoto. Un volo di dodici metri che non gli ha lasciato scampo.

È stato immediatamente soccorso e quando, nel giro di pochi minuti è arrivato al pronto soccorso del San Maurizio, era ancora vivo.

«Ho fatto in tempo a vederlo per l’ultima volta - dice Imad sconvolto - mi ha riconosciuto, ho capito però che la situazione era disperata». È morto qualche ora dopo.

Sarà l’inchiesta a chiarire cos’è successo esattamente nel grande cantiere della nuova cantina Bolzano, dove lavorano decine di persone; e ad individuare eventuali responsabilità: bisogna capire innanzitutto perché non c’era il parapetto che avrebbe potuto evitare la tragedia; chi lo ha tolto e perché.

«Ciò che è certo - dicono sia l’amico e collega marocchino che Antonio Vaccaro, sindacalista della Cgil - è che oggi è la fretta a scandire la vita nei cantieri. Bisogna correre per rispettare i tempi dei contratti sempre più tirati. E la fretta, purtroppo, può avere conseguenze mortali, com’è successo con Gabriele. La sua morte dovrebbe far riflettere tutti, anche perché in quel cantiere sono già successi degli incidenti».

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Pubblicato su Alto Adige