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Terlano, scarica di sassi Sfiorata la tragedia

Una dipendente del Comune ha appena fatto in tempo a cambiare direzione Il sindaco: «È una miracolata: i massi non le avrebbero lasciato scampo»

TERLANO. Se non ci è scappato il morto, questa volta, ci è mancato davvero poco. Alcuni massi di grandi dimensioni, infatti, si sono staccati ieri mattina dal costone di roccia che sovrasta la strada provinciale che collega Terlano a Meltina (Sp 98). Come si vede chiaramente dalle foto i sassi di porfido sono piombati sull’asfalto e hanno proseguito la loro corsa verso il fondovalle distruggendo il guardrail. «Se solo fosse passata una macchina in quel momento - spiegano i soccorritori intervenuti sul posto, costretti a bloccare anche l’autobus Sad - sarebbe stato difficile riuscire a farla franca».

Tra coloro che l’hanno scampata davvero per una questione di minuti ci sono un’impiegata del Comune di Terlano che stava scendendo dal maso Legar e gli addetti dell’ufficio strade, impegnati nel solito giro quotidiano. A raccontare la dimensione della tragedia sfiorata sono i massi, poco meno di una trentina. Misurano complessivamente (almeno) una ventina di metri cubi. «Il problema principale - sottolinea il sindaco di Terlano Klaus Runer - è che i massi erano fermi nel bosco. Ad un certo punto, quando la terra, carica di pioggia, ha ceduto di schianto sono rotolati verso il fondovalle facendo una corsa di circa 200 metri. Si tratta della zona Legar: tutto il versante è instabile e quindi il rischio zero non esiste. Ci aspettiamo ulteriori cedimenti. Toccherà ora alla Provincia stabilire se serve una rete paramassi per scongiurare ulteriori gravi pericoli».

Ad accorgersi del problema è stata una dipendente dell’ufficio contabilità del Comune di Terlano, che abita in zona Legar. «È scesa in auto alle 7.30 - continua il sindaco - per venire in ufficio. Se fosse partita solo una manciata di secondi prima sarebbe stata investita da questa scarica di sassi di porfido. È stata fortunata ed è riuscita a dare l’allarme in tempo utile. In quel punto, la mattina, c’è un via-vai di auto ma anche di mezzi del trasporto pubblico che sono stati immediatamente bloccati e costretti a scegliere un percorso alternativo». L'arteria, dunque, è stata per ore chiusa al traffico con una deviazione .

«Per tutta la giornata di ieri - spiega il direttore del Servizio strade Philipp Sicher - ci siamo occupati non solo di sgomberare la strada dai detriti e dal materiale franoso, ma anche di effettuare gli interventi necessari per mettere in sicurezza il costone di roccia, in maniera particolare la zona da cui si sono staccati i massi».

La strada, poi, nel tardo pomeriggio, è stata riaperta. Ricordiamo che non si tratta certo di un episodio isolato. Lo scorso anno, nel marzo 2016, il sindaco di Terlano Klaus Runer aveva chiuso, infatti, con un'ordinanza sia la strada che porta alle rovine del castello di Maultasch che il percorso con le funi «XSund», molto gettonato sia tra i residenti che tra i turisti che amano il brivido e non soffrono di vertigini.

«I massi - riocorda il primo cittadino - erano caduti in quel caso nel parcheggio dietro al percorso con le funi XSund e, in parte, anche lungo la strada provinciale (la stessa che ha interessato la frana di ieri mattina ndr). Anche in quel caso per risolvere definitivamente il problema abbiamo dovuto affidarci all'ufficio geologia e prove materiali della Provincia. All’epoca sono intervenuti sia il direttore dell'ufficio Volkmar Mair che il geologo David Tonidandel». C'era stato bisogno anche di un sopralluogo in elicottero per cercare di capire quali fossero esattamente i massi a rischio lungo tutto il pendio che sovrasta il paese di Terlano ed in particolare quest'area sportivo-ricreativa. L'obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di cercare di risolvere il problema anche per il lungo periodo. Anche perché di frane, più e meno rilevanti, in quest'area ce ne sono state diverse. L’episodio di ieri, sicuramente, ha alzato il livello di attenzione. Anche perché, prima o poi, c’è il rischio che qualcuno ci rimetta la vita. «Per il rischio zero - ironizza Runer - in paese dicono che..bisogna migrare in Olanda».

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Pubblicato su Alto Adige