• Home
  •  > Notizie
  •  > Morte Adan, la Procura ha disposto l’autopsia

Morte Adan, la Procura ha disposto l’autopsia

La Garante per l’infanzia chiede la cancellazione della circolare Critelli «È in contrasto con la legislazione nazionale e internazionale»

BOLZANO. La Procura della Repubblica, ieri mattina, ha disposto l’autopsia per capire se Adan - 13 anni, profugo curdo sceso dal treno a Bolzano il 1º ottobre con i genitori e tre fratelli - sia morto per le conseguenze della caduta dalla sedia a rotelle di cui è rimasto vittima venerdì scorso o per aver dovuto dormire - con un fisico già fortemente debilitato dalla distrofia muscolare - all’aperto o comunque in sistemazioni di fortuna nelle prime 48-72 ore dall’approdo in Alto Adige.

La famiglia. In attesa di dare sepoltura a quel figlio tanto sfortunato, la famiglia curda, distrutta dal dolore, attualmente è ospite a Firmian del presidente dell’Associazione culturale curda diaco. «Rimarranno qui ancora un paio di giorni - spiega Feysel Hamadmaruf - perché soprattutto la madre è a pezzi. Poi verranno ospitati nel centro allestito dalla Provincia presso l’ex scuola Einaudi di via Galilei».

Perché alla fine, dopo le verifiche effettuate dall’Ufficio immigrazione della Questura, si è accertato che la famiglia - oltre ad Adan ha tre figli di 6, 10 e 12 anni - aveva diritto ad essere accolta. Troppo tardi però.

Per questo il tragico epilogo della vicenda sta mettendo in discussione l’intero sistema dell’accoglienza in Alto Adige. In particolare per quanto riguarda le persone “vulnerabili”, ovvero donne, bambini, malati, disabili che dovrebbero essere tutelati immediatamente. Senza se e senza ma.

Sotto accusa ancora una volta la circolare Critelli che nega l’accoglienza a chi è stato registrato in altri Paesi e la famiglia di Adan, arrivata a dicembre del 2015 in Svezia, si era vista respingere recentemente la richiesta di asilo da quel Paese. Il motivo è evidente: evitare che l’Alto Adige diventi particolarmente attrattivo per i richiedenti asilo respinti dagli altri Paesi europei.

Ieri in realtà l’assessora Martha Stocker ha rigettato ogni responsabilità sua e della giunta, sostenendo che la famiglia curda avrebbe potuto essere accolta nonostante la circolare Critelli: «La circolare della Provincia relativa alle disposizioni sull’accoglienza in questi casi prevede che le persone appartenenti alle cosiddette “categorie vulnerabili” possono trovare un collocamento per un periodo massimo di tre giorni. Questa possibilità di collocamento esiste anche per persone che già si trovavano in altri Stati o Regioni, come nel caso della famiglia di Adan».

Sarà. Ma le cose nel caso di Adan e della sua famiglia sono andate diversamente.

Per questo, secondo l’assessora, bisogna migliorare la comunicazione tra le varie istituzioni pubbliche, le associazioni di volontariato, la Provincia, lo Stato ed i Comuni.

La Garante. In realtà non è solo un problema di comunicazione tanto che ieri è stata la stessa Garante per l’infanzia e l’adolescenza Paula Maria Ladstätter a scendere in campo chiedendo che “venga abolita subito la circolare Critelli in quanto illegittima”, perché “in contrasto con la legislazione nazionale e internazionale”.

Una richiesta avanzata più volte in questi mesi da “Sos Bozen”, in prima linea come altri volontari, nell’assistenza dei disperati che restano fuori dalle strutture di assistenza allestite dalla Provincia. Sono stati proprio loro a promuovere la colletta tra privati cittadini per consentire alla famiglia di Adan di passare un paio di notti in albergo.

Tornano a fare pressing anche Verdi e Caritas, ma la Provincia - a quanto pare - non ha alcuna intenzione di rivedere la circolare.

«In base ai nostri calcoli - dice Paolo Valenti, direttore della Caritas - ci sono almeno una settantina di richiedenti asilo che, pur avendo i requisiti, sono fuori dalle strutture. Tra loro ci sono anche alcune donne sole e sono situazioni ad alto rischio. Il motivo per cui sono esclusi? Perché vivono in una sorta di limbo in quanto sono arrivati autonomamente in Alto Adige, invece che sulla base della ripartizione delle quote concordate tra Stato e Provincia».

L’Emergenza freddo. Il Comune - ieri il sindaco Renzo Caramaschi e l’assessore Sandro Repetto hanno incontrato il direttore della Caritas per fare il punto della situazione - è deciso a dare un tetto a clochard locali e a quella parte di umanità variegata e non ben definibile che attualmente dormono nei giardini pubblici, sotto i ponti, sotto i porticati. Lo farà comprando a breve un immobile a Bolzano sud con un centinaio di posti: si parte con l’Emergenza freddo ma, nonostante la contrarietà di Provincia e Commissariato del governo, si terrà aperta tutto l’anno. Intanto, in attesa che venga perfezionato l’acquisto, da novembre si allestiranno i container in via Macello, ai Piani».

Pubblicato su Alto Adige